Non solo medaglie, tante luci e qualche ombra del Trofeo Alpe Adria

Udine, 28 gennaio 2014. È lungo l’elenco delle belle cose espresse nel diciannovesimo Trofeo Alpe Adria che si è concluso domenica a Lignano. Si inizia dai settecentosettantadue atleti di duecentoventicinque club da otto nazioni, fino ad arrivare alle splendide imprese degli atleti italiani, di quelli del Friuli Venezia Giulia in particolare e, soprattutto, dei tre atleti locali, Soraya Luri Meret, Jacopo Feruglio, Matteo Medves che hanno meritato il primo podio di prestigio internazionale del 2014. La cosa più bella di tutte però, l’ha espressa il direttore tecnico del Dlf Yama Arashi Udine e coordinatore dell’organizzazione: “Sono rimasta impressionata ancora una volta dalla capacità delle persone di lavorare insieme per il piacere di vedere le cose fatte bene – ha detto Milena Lovato – è sempre di più un grande collante ed un grande valore”. L’impegno è stato il massimo da parte di tutti, dalle splendide ginnaste della Ritmica Lugugnana che si sono esibite nella cerimonia di apertura e da quel centinaio di volontari, mamme e papà, ragazze e ragazzi, amici e parenti che hanno dedicato tempo ed energie ad ognuna delle mansioni necessarie a trasformare un palazzetto vuoto in un salotto allestito e funzionale per una gara di judo ad alto livello. Particolari e dettagli, ogni cosa è stata realizzata e gestita dalla passione di chi, nei due giorni di gare, ha vissuto l’emozione di veder lottare sul tatami figli, fratelli, nipoti. O l’ha fatto in prima persona, come Matteo Medves, che salendo sul podio ha rappresentato anche i suoi sedici compagni di squadra che non hanno vinto una medaglia, ma hanno ugualmente lavorato prima e dopo aver gareggiato. “Una cosa molto bella – ha aggiunto Milena – è che ai volontari storici del club, se ne aggiungono sempre di nuovi coinvolti dallo stesso piacere di mettersi a disposizione per fare bene le cose”. Positiva anche la valorizzazione del rapporto con l’Azerbaijan, nazione fra le più forti al mondo negli U18 e U21, allacciato nel 2005 con il viaggio a Baku di Milena Lovato assieme a Marian Fabian, poi cresciuto per proseguire anche senza gli sponsor, sia azeri che udinesi. “I primi anni che venivano a Udine, i cadetti azeri dovevano allenarsi con i nostri senior – ha detto ancora il Dt udinese – mentre oggi, pur rimanendo più forti dei nostri under 18, possono fare assieme con reciproca utilità e questo è indice di crescita tecnica da mettere nel conto delle notazioni positive”.
Fra le note negative invece, c’è la differenza fra pre-iscritti (985) ed atleti che si sono presentati effettivamente in gara (772), un gap in parte fisiologico che causa perdita di tempo e spesa inutile, ma che soltanto con la cortesia di una telefonata sarebbe evitabile. Ai club che utilizzano come metodo la logica di iscrivere tutti entro i termini e decidere poi chi far gareggiare, chiediamo quella cortesia. Numerose invece, le lamentele che ci sono state recapitate per l’arbitraggio, argomento delicato, ma che vogliamo affrontare perché convinti che una risposta si debba trovare.
Il problema segnalato da numerosi tecnici (quasi a disagio a farlo dopo aver ringraziato per l’organizzazione) non si focalizza banalmente sull’errore, che rimane comprensibile (per qualsiasi ruolo), ma sulla modalità di comunicazione e sull’atteggiamento. In tutti i casi che ci sono stati segnalati, abbiamo avuto la netta sensazione che la maggiore causa di disagio non è stata provocata dagli errori in sé (senza entrare nel merito se ci sono stati e chi li ha eventualmente commessi), ma nei modi utilizzati per comunicare, allontanare, zittire, imporre. È un paradosso, ma si coglie che il problema non è tanto l’applicazione del regolamento nell’ambito dell’incontro, che è e rimarrà sempre un esercizio non semplice, ma l’atteggiamento “sbagliato” nelle situazioni controverse. Non è il caso di generalizzare, ma di cambiare rotta prima che sia tardi. L’Organizzazione del torneo, per quanto di sua competenza, pone la massima attenzione su questo fronte, infatti su ciascun tatami ruotano cinque arbitri (uno più del necessario) per un totale di trenta, otto i convocati FVG (saliti a undici per compensare i forfait) e per tutti è a disposizione una zona calma in cui ristorarsi e rilassarsi; il care-system nonostante non sia ancora obbligatorio, è allestito all’Alpe Adria fin dal 2013 con la forte determinazione di crescere assieme e guardare avanti. Tutti. C’è altro che un Organizzatore possa fare?

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